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Spilanthes oleracea e Acmella oleracea: differenze e nomi della pianta

17/09/2026 | Articolo

Spilanthes oleracea e Acmella oleracea

Spilanthes oleracea e Acmella oleracea sono due piante diverse? È una domanda più che legittima.

Chi cerca informazioni sull’Acmella online può infatti incontrare nomi molto differenti: Acmella oleracea, Spilanthes oleracea, Spilanthes acmella, jambu, paracress, Para cress, toothache plant e perfino espressioni come “pianta del mal di denti” o “fiore elettrico”.

La spiegazione è in gran parte botanica.

Acmella oleracea è oggi il nome scientifico accettato della specie, mentre Spilanthes oleracea è uno dei nomi botanici con cui la stessa pianta è stata classificata in passato.

Non stiamo quindi parlando, nel caso di Spilanthes oleracea, di una seconda pianta con caratteristiche completamente differenti.

Stiamo parlando soprattutto di una differenza di nomenclatura nata dall’evoluzione della classificazione botanica.

Capire questo passaggio è interessante anche nel mondo cosmetico, perché vecchie pubblicazioni, schede tecniche, articoli scientifici e descrizioni commerciali possono utilizzare ancora oggi nomi differenti per indicare la stessa specie.

Vediamo quindi con precisione perché esistono questi nomi, quale è corretto utilizzare oggi e cosa cambia quando si parla di Acmella oleracea nei cosmetici.

Spilanthes oleracea e Acmella oleracea sono la stessa pianta?

Nella classificazione botanica attualmente accettata, Spilanthes oleracea L. è considerato un sinonimo di Acmella oleracea (L.) R.K.Jansen.

Il database internazionale Plants of the World Online dei Royal Botanic Gardens, Kew riconosce infatti Acmella oleracea (L.) R.K.Jansen come nome accettato della specie e inserisce Spilanthes oleracea L. tra i suoi sinonimi botanici.

Anche la banca dati tassonomica del National Center for Biotechnology Information (NCBI) utilizza oggi Acmella oleracea come nome corrente.

Quindi, in termini semplici:

Acmella oleracea = nome botanico attualmente accettato

Spilanthes oleracea = nome botanico storico oggi considerato sinonimo

La pianta non è cambiata. È cambiato il modo in cui i botanici la classificano.

Perché una stessa pianta può avere più nomi scientifici?

La classificazione delle piante non è un sistema immutabile.

Nel corso dei secoli botanici e tassonomi hanno descritto, classificato e riclassificato migliaia di specie sulla base delle conoscenze disponibili in quel momento.

Con il progresso della botanica sistematica, alcune specie vengono spostate da un genere a un altro oppure vengono riconosciute come appartenenti a gruppi differenti da quelli inizialmente ipotizzati.

È proprio ciò che è avvenuto con l’Acmella oleracea.

Il nome Spilanthes oleracea L. risale al XVIII secolo.

Successivamente, gli studi sistematici sul genere Acmella portarono alla classificazione oggi utilizzata:

Acmella oleracea (L.) R.K.Jansen.

Il riferimento a R.K. Jansen presente nel nome botanico attuale deriva proprio dal lavoro tassonomico pubblicato nel 1985 sulla sistematica del genere Acmella.

Per questo motivo, consultando testi meno recenti, è perfettamente normale incontrare ancora il nome Spilanthes oleracea.

Qual è quindi il nome corretto da utilizzare?

Oggi il nome da utilizzare come riferimento botanico principale è:

Acmella oleracea (L.) R.K.Jansen

Nella comunicazione ordinaria viene naturalmente abbreviato in:

Acmella oleracea.

Questo è il nome attualmente accettato anche da importanti banche dati botaniche internazionali.

La denominazione Spilanthes oleracea, invece, rimane importante perché compare ancora:

  • nella letteratura storica;
  • in pubblicazioni scientifiche;
  • in database meno aggiornati;
  • nelle descrizioni di alcuni estratti botanici;
  • nei testi divulgativi;
  • nelle ricerche effettuate dagli utenti;
  • in alcune schede relative agli ingredienti cosmetici.

Per questa ragione non è necessariamente “sbagliato” incontrare il nome Spilanthes.

È semplicemente importante conoscere il rapporto tassonomico tra le due denominazioni.

Da Spilanthes a Acmella: cosa è cambiato davvero?

Dal punto di vista della pianta, naturalmente, nulla.

La riclassificazione botanica riguarda il modo in cui la specie viene inserita all’interno della tassonomia.

L’Acmella oleracea appartiene alla famiglia delle Asteraceae, la stessa grande famiglia botanica alla quale appartengono numerose altre piante molto conosciute.

Il passaggio dal genere Spilanthes al genere Acmella nasce da una revisione sistematica delle caratteristiche botaniche delle specie appartenenti a questi gruppi.

Il genere Acmella è oggi considerato separato dal genere Spilanthes.

Per questo la specie precedentemente indicata come Spilanthes oleracea viene attualmente classificata come Acmella oleracea.

È un dettaglio apparentemente tecnico, ma diventa importante quando si confrontano studi scientifici, ingredienti cosmetici e prodotti commerciali.

E Spilanthes acmella? È sempre la stessa pianta?

Qui la situazione richiede un po’ più di attenzione.

Oltre a Spilanthes oleracea, è possibile incontrare online anche espressioni come:

Spilanthes acmella

oppure

Spilanthes acmella var. oleracea.

Quest’ultima denominazione, Spilanthes acmella var. oleracea, è effettivamente riportata da Kew tra i sinonimi botanici di Acmella oleracea.

Il semplice nome Spilanthes acmella, invece, è stato utilizzato storicamente in contesti differenti e può creare maggiore ambiguità tassonomica.

Per questo, quando si vuole indicare con precisione la pianta oggi utilizzata come riferimento nel settore cosmetico, è preferibile utilizzare la denominazione:

Acmella oleracea.

È anche uno dei motivi per cui, leggendo materiale online sull’Acmella, si possono trovare informazioni apparentemente contraddittorie.

Spesso non è la pianta a essere differente: è la nomenclatura utilizzata dall’autore o dalla fonte.

Quali sono gli altri nomi dell’Acmella oleracea?

I nomi scientifici non sono gli unici a cambiare.

L’Acmella oleracea è conosciuta in varie parti del mondo attraverso numerosi nomi comuni.

Tra i più diffusi troviamo:

  • Jambu;
  • Para cress;
  • Paracress;
  • Brazilian cress;
  • Toothache plant;
  • Electric daisy.

Il database tassonomico NCBI riporta proprio diversi di questi nomi comuni associati alla specie Acmella oleracea.

Jambu

Jambu è uno dei nomi più conosciuti della pianta, soprattutto in Brasile e nel contesto gastronomico sudamericano.

È probabilmente uno dei termini che capita più frequentemente di trovare anche nella vendita internazionale di estratti vegetali.

Para cress o paracress

Para cress e paracress sono denominazioni inglesi molto diffuse.

Fanno riferimento alla stessa pianta e possono comparire anche nelle descrizioni di materie prime destinate all’industria cosmetica.

Toothache plant

Uno dei nomi inglesi più curiosi è toothache plant, letteralmente “pianta del mal di denti”.

La denominazione deriva dall’utilizzo tradizionale della pianta e dalla particolare sensazione provocata dai suoi composti quando vengono a contatto con la cavità orale.

Electric daisy

Un’altra espressione utilizzata è electric daisy, traducibile come “margherita elettrica”.

Anche questo nome richiama la particolare sensazione di formicolio e intorpidimento tradizionalmente associata alla pianta.

Tutti questi nomi contribuiscono inevitabilmente alla confusione.

Per questo, soprattutto quando si parla di cosmetica e ingredienti, è preferibile tornare sempre al nome botanico Acmella oleracea.

Perché l’Acmella oleracea è diventata interessante per la cosmetica?

La ragione principale è legata alla composizione della pianta e in particolare alla presenza di un composto diventato molto conosciuto nel settore beauty:

lo spilantolo, o spilanthol.

Lo spilanthol appartiene alla famiglia delle alchilammidi ed è uno dei composti maggiormente associati all’Acmella oleracea.

Negli ultimi anni la pianta ha attirato sempre più interesse nel settore cosmetico, soprattutto all’interno di formulazioni destinate alla pelle matura e alle rughe d’espressione.

Lo spilanthol viene infatti studiato per le sue particolari caratteristiche e viene utilizzato in diversi prodotti cosmetici con l’obiettivo di contribuire a donare alla pelle un aspetto più tonico e levigato.

Proprio per questo motivo vengono utilizzate frequentemente espressioni come:

  • effetto tensore;
  • Botox-like;
  • Botox vegetale;
  • Botox naturale.

Queste definizioni devono però essere interpretate correttamente.

Una formulazione cosmetica contenente Acmella oleracea non è equivalente alla tossina botulinica e non sostituisce un trattamento medico-estetico.

Se vuoi approfondire il ruolo specifico dello spilanthol nei prodotti per la pelle, abbiamo dedicato una guida completa proprio a spilantolo, creme e utilizzo dell’Acmella oleracea nei cosmetici.

Spilanthes o Acmella nei cosmetici: quale nome troviamo nell’INCI?

Questo è un altro punto che può generare confusione.

Quando si analizza la composizione di un cosmetico, il riferimento più utile non è il nome commerciale della pianta ma l’INCI, cioè la nomenclatura internazionale degli ingredienti cosmetici.

Tra le denominazioni utilizzate per gli estratti della pianta troviamo Acmella Oleracea Extract.

COSMILE Europe, database europeo dedicato agli ingredienti cosmetici, identifica infatti Acmella Oleracea Extract come estratto della pianta e lo colloca tra gli ingredienti destinati alla skincare.

Questo è particolarmente utile perché permette di distinguere il nome botanico moderno della pianta dai termini che possono continuare a comparire nella letteratura più vecchia.

Esiste però ancora una certa sovrapposizione terminologica nel settore.

Anche pubblicazioni scientifiche recenti possono fare riferimento a denominazioni INCI storiche o alternative contenenti il termine Spilanthes.

Per questo, quando si confrontano due prodotti, non bisogna necessariamente concludere che si tratti di piante differenti soltanto perché uno utilizza il termine Acmella e l’altro Spilanthes.

Occorre verificare la denominazione botanica completa e la materia prima effettivamente utilizzata.

Spilanthes oleracea e Acmella oleracea hanno proprietà diverse?

Se Spilanthes oleracea viene utilizzato correttamente come sinonimo botanico di Acmella oleracea, non stiamo parlando di due piante differenti e quindi non ha senso attribuire loro proprietà differenti.

La distinzione è principalmente nomenclaturale.

In altre parole:

non esiste una “proprietà dello Spilanthes oleracea” contrapposta a una “proprietà dell’Acmella oleracea” quando i due nomi fanno riferimento alla stessa specie.

Le differenze reali possono invece dipendere da altri fattori:

  • parte della pianta utilizzata;
  • metodo di coltivazione;
  • metodo di estrazione;
  • concentrazione dell’estratto;
  • standardizzazione della materia prima;
  • quantità di spilanthol;
  • formulazione finale del cosmetico.

Questi aspetti sono molto più importanti del semplice utilizzo del nome Spilanthes oppure Acmella.

Il principio attivo è lo spilantolo

Uno dei termini fondamentali da conoscere quando si parla di Acmella oleracea nei cosmetici è quindi “spilantolo”.

La pianta contiene naturalmente diversi composti, ma lo spilanthol è quello che ha ricevuto maggiore attenzione per il suo possibile interesse nel settore cosmetico.

La crescente notorietà dello spilantolo ha fatto sì che molte persone iniziassero a cercare direttamente:

crema allo spilantolo

oppure:

spilantolo crema viso

anziché il nome della pianta.

Pianta e principio attivo, però, non sono sinonimi.

È utile ricordare questa semplice distinzione:

Acmella oleracea = pianta

Spilanthol / spilantolo = uno dei principali composti bioattivi

Spilanthes oleracea = vecchio nome botanico della pianta

Capire questa differenza rende molto più semplice interpretare le etichette e le descrizioni dei cosmetici.

Acmella oleracea e “Botox vegetale”: da dove nasce questa definizione?

La definizione “Botox vegetale” è diventata estremamente popolare nella comunicazione legata all’Acmella oleracea.

Nasce soprattutto dall’interesse cosmetico nei confronti dello spilantolo e delle sue caratteristiche.

Il termine è però divulgativo e non deve generare equivoci.

L’Acmella oleracea non contiene tossina botulinica.

Lo spilanthol è un composto completamente differente.

La definizione Botox-like viene utilizzata nel settore cosmetico per descrivere l’obiettivo di formulazioni pensate per contribuire a rendere la pelle più distesa e levigata nell’aspetto, soprattutto in presenza di rughe d’espressione.

Per approfondire questo tema puoi leggere anche l’articolo dedicato al botulino vegetale e alle proprietà cosmetiche dell’Acmella oleracea.

Come riconoscere l’Acmella oleracea in un prodotto cosmetico?

Quando si acquista un cosmetico è buona abitudine non fermarsi alla comunicazione presente sulla parte frontale della confezione.

Espressioni come “con Acmella”, “Botox vegetale” o “con Spilanthes” sono utili per descrivere il prodotto, ma per capire realmente cosa contiene bisogna consultare l’elenco degli ingredienti.

La presenza di Acmella Oleracea Extract nell’INCI indica l’utilizzo di un estratto della pianta.

È poi importante considerare la formulazione nel suo complesso.

L’effetto cosmetico di un prodotto non dipende infatti esclusivamente da una singola pianta.

Contano anche:

  • qualità dell’estratto;
  • concentrazione;
  • veicolo cosmetico;
  • ingredienti complementari;
  • texture;
  • modalità di utilizzo.

Due prodotti entrambi contenenti Acmella oleracea possono quindi presentare caratteristiche molto diverse.

Estratto di Acmella, pianta pura o cosmetico già formulato?

Online è possibile trovare l’Acmella oleracea sotto forme differenti.

Si possono acquistare:

  • semi;
  • piante;
  • estratti;
  • oli;
  • materie prime;
  • sieri;
  • creme;
  • unguenti.

Ma non sono prodotti intercambiabili.

Acquistare una pianta o un estratto botanico non equivale ad acquistare un cosmetico formulato per essere applicato sulla pelle.

Una formulazione cosmetica è infatti sviluppata considerando non soltanto l’attivo vegetale, ma anche stabilità, modalità di applicazione, ingredienti complementari e destinazione d’uso.

Abbiamo approfondito proprio questa differenza nella guida dedicata ad Acmella oleracea: dove comprarla e come scegliere tra pianta, estratto o crema già pronta.

Acmella oleracea nei cosmetici: l’esempio di DermaVulpis

Un esempio di utilizzo cosmetico dell’Acmella oleracea è DermaVulpis, l’unguento cosmetico naturale sviluppato da Fitocosmo360.

DermaVulpis non è una tradizionale crema a base acquosa.

È una formulazione anidra, quindi completamente priva di acqua, pensata per accompagnare la cura quotidiana della pelle del viso e delle zone maggiormente soggette a secchezza.

La formulazione contiene cinque ingredienti funzionali principali:

  • Acmella oleracea;
  • olio di mandorle dolci;
  • cera d’api;
  • allantoina;
  • olio essenziale di mirto.

L’Acmella viene inserita nella formula per il suo interesse cosmetico e per contribuire a donare alla pelle un aspetto più tonico e levigato.

La formulazione è inoltre:

senza acqua, senza alcool e senza profumi artificiali.

Può essere utilizzata nella routine cosmetica di:

  • viso;
  • labbra;
  • mani;
  • gomiti;
  • talloni;
  • pelle secca;
  • zone soggette a maggiore disidratazione.

Scopri DermaVulpis e la sua formulazione con Acmella oleracea

Perché in una ricerca online compaiono ancora entrambi i nomi?

Il motivo principale è molto semplice:

Internet conserva informazioni pubblicate in epoche differenti.

Un articolo scientifico degli anni passati può utilizzare Spilanthes oleracea.

Una scheda botanica moderna utilizzerà invece più probabilmente Acmella oleracea.

Un produttore di materie prime potrebbe avere mantenuto una denominazione commerciale storica.

Un cosmetico potrebbe invece riportare nell’INCI il nome attualmente riconosciuto.

A questo si aggiungono siti che copiano informazioni da fonti precedenti senza aggiornare la tassonomia.

È quindi perfettamente normale trovare contemporaneamente entrambi i termini nei risultati di ricerca.

La cosa importante è capire che la presenza del nome Spilanthes oleracea non indica automaticamente una specie differente.

Acmella oleracea: il nome da ricordare

Se dobbiamo scegliere un solo nome da ricordare, quello è Acmella oleracea.

È la denominazione botanica moderna della pianta ed è il termine più utile per approfondire:

  • caratteristiche botaniche;
  • studi scientifici;
  • estratti;
  • utilizzo cosmetico;
  • prodotti per la skincare;
  • contenuto di spilanthol.

Spilanthes oleracea rimane comunque una keyword e una denominazione molto importante da conoscere, perché permette di comprendere testi, pubblicazioni e prodotti che utilizzano ancora la classificazione storica.

In termini pratici:

Spilanthes oleracea e Acmella oleracea non vanno interpretate come due piante completamente differenti.

Il primo nome appartiene alla storia tassonomica della specie.

Il secondo è quello oggi accettato.

Perché conoscere il nome botanico è importante quando scegli un cosmetico?

In cosmetica, conoscere il nome corretto di una pianta non è soltanto una curiosità scientifica.

Permette di orientarsi meglio tra prodotti, pubblicità e ingredienti.

Un consumatore che conosce la relazione tra Spilanthes oleracea, Acmella oleracea e spilanthol può interpretare più facilmente:

  • l’INCI;
  • le schede prodotto;
  • gli articoli scientifici;
  • le descrizioni degli estratti;
  • i claim cosmetici.

Permette inoltre di evitare un errore abbastanza comune: pensare che un prodotto contenente “Spilanthes” sia necessariamente differente da uno contenente “Acmella”.

La cosa realmente importante è capire quale specie botanica viene utilizzata e come l’estratto è stato inserito nella formulazione.

Spilanthes oleracea vs Acmella oleracea: riassumiamo le differenze

Possiamo riassumere tutto in maniera semplice.

Acmella oleracea
È il nome botanico attualmente accettato della specie.

Spilanthes oleracea
È un precedente nome botanico della stessa specie, oggi considerato sinonimo.

Spilanthes acmella var. oleracea
È un’altra denominazione storica riportata tra i sinonimi di Acmella oleracea.

Spilanthol / spilantolo
Non è il nome della pianta, ma uno dei suoi principali composti bioattivi e uno dei motivi del crescente interesse cosmetico verso l’Acmella.

Jambu, Para cress, paracress, toothache plant
Sono alcuni dei nomi comuni con cui la pianta è conosciuta in diverse parti del mondo.

Quindi, se su due siti trovi Spilanthes oleracea e Acmella oleracea, non significa necessariamente che uno dei due stia parlando di una pianta diversa.

Molto probabilmente stanno utilizzando due denominazioni botaniche appartenenti a periodi differenti della classificazione della stessa specie.

Domande frequenti su Spilanthes oleracea e Acmella oleracea

Spilanthes oleracea e Acmella oleracea sono la stessa pianta?

Sì. Spilanthes oleracea L. è oggi considerato un sinonimo botanico di Acmella oleracea (L.) R.K.Jansen, che rappresenta il nome scientifico attualmente accettato della specie.

Qual è il nome corretto: Spilanthes o Acmella?

Il nome botanico attualmente accettato è Acmella oleracea.

Spilanthes oleracea è una denominazione precedente che continua però a comparire in pubblicazioni, schede tecniche e contenuti online.

Perché si trova ancora scritto Spilanthes oleracea?

Perché la pianta è stata storicamente classificata all’interno del genere Spilanthes. Molte fonti meno recenti continuano quindi a utilizzare questa denominazione.

Cos’è Spilanthes acmella?

Il nome Spilanthes acmella è stato utilizzato in diversi contesti tassonomici e può creare ambiguità. La denominazione Spilanthes acmella var. oleracea è riportata tra i sinonimi di Acmella oleracea. Per indicare con precisione la specie oggi è preferibile utilizzare Acmella oleracea.

Spilanthes oleracea contiene spilantolo?

Dal momento che Spilanthes oleracea è un sinonimo botanico di Acmella oleracea, il riferimento è alla stessa specie nota anche per la presenza di spilanthol o spilantolo.

Acmella oleracea e spilantolo sono la stessa cosa?

No. Acmella oleracea è la pianta, mentre lo spilantolo è uno dei suoi composti bioattivi più conosciuti.

Come viene chiamata anche l’Acmella oleracea?

Tra i nomi comuni si trovano jambu, Para cress, paracress, Brazilian cress, toothache plant ed electric daisy.

Quale nome bisogna cercare nell’INCI di un cosmetico?

Una delle denominazioni INCI attuali è Acmella Oleracea Extract, utilizzata per indicare l’estratto della pianta.

Perché l’Acmella viene usata nei cosmetici?

L’Acmella oleracea viene utilizzata soprattutto all’interno di formulazioni cosmetiche dedicate alla cura della pelle. Il particolare interesse verso la pianta è legato anche alla presenza dello spilanthol, studiato e utilizzato nel settore cosmetico soprattutto nelle formulazioni dedicate alla pelle matura e all’aspetto delle rughe d’espressione.

Dove posso approfondire l’utilizzo dello spilantolo nelle creme?

Puoi leggere la guida completa dedicata a spilantolo, creme e utilizzo cosmetico dell’Acmella oleracea.

Esistono cosmetici a base di Acmella oleracea?

Sì. Tra questi è disponibile DermaVulpis, un unguento cosmetico naturale e anidro formulato con Acmella oleracea e altri ingredienti vegetali selezionati.

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